Ex compagni di scuola
Fu Fabio un martedì sera al bar, a dare la notizia inattesa ad Alex.
«Hai visto Roberto? Quello della 3ª B, il ragazzo magro, sempre coi capelli lunghi, un po’ effeminato?»
Alex alzò un sopracciglio. «Il nerd che giocava a pallavolo?»
«Adesso si chiama Roberta. È trans. L’ho trovato su Instagram. Guarda.»
La foto mostrava una donna alta, spalle strette, collana d’oro, labbra rosse e uno sguardo che non chiedeva permesso. Capelli scuri e lunghi, un vestito nero che seguiva curve precise. Sotto c’era scritto semplicemente: Roberta.
«Cazzo», mormorò Alex. «È… davvero lei?»
«Sì. E sembra interessante.»
Si misero a scriverle, quasi per scherzo. Prima un messaggio leggero, da ex compagni di classe. Roberta rispose con cortesia, un po’ distaccata. Poi Fabio insistette, propose un aperitivo «solo per rivederci, senza pressioni». Roberta accettò, forse per curiosità, forse perché qualcosa in quei due le aveva fatto scattare un ricordo lontano.
Il locale era semi-vuoto, luci basse, tavolini di legno scuro. Roberta arrivò in ritardo di dieci minuti. Indossava un body nero scollato e una gonna a pieghe che arrivava a metà coscia. Camminava con sicurezza, i tacchi alti che battevano piano sul pavimento. Quando si sedette, l’odore del suo profumo – vaniglia e bergamotto– riempì lo spazio tra loro.
Alex non riuscì a non guardare. Le mani di Roberta erano delicate, le unghie rosse, ma le spalle forse un filo più larghe di quelle di molte donne. Non importava. C’era qualcosa in lei, una femminilità particolare, che li teneva entrambi inchiodati.
Parlarono di scuola, di professori, di chi si era sposato e chi aveva fallito. Roberta rideva piano, portava il bicchiere alle labbra lentamente. Ogni tanto i suoi occhi scivolavano su Alex, poi su Fabio, e ogni volta restavano un secondo di troppo.
Fabio fu il più diretto.
«Sei bellissima, sai? Non me l’aspettavo.»
Roberta sorrise, un sorriso piccolo e consapevole. «Grazie. Ma non sono qui per farmi corteggiare da due ex compagni curiosi.»
Alex si sporse. «E se non fosse solo curiosità?»
Lei lo fissò. «Staremo a vedere.»
La sera proseguì tra sguardi e battute sempre più cariche. Quando uscirono, l’aria era calda. Fabio propose di continuare a casa di Alex, «un’altra bottiglia, niente di strano». Roberta esitò. Guardò i due uomini, le loro facce aperte, l’interesse sincero mescolato al desiderio. Poi annuì.
A casa di Alex le luci erano soffuse. Si sedettero sul divano largo. Roberta si tolse i tacchi, piegò le gambe sotto di sé. Fabio le porse un bicchiere. Le dita si sfiorarono.
«Posso chiederti una cosa?» disse Alex.
«Dipende.»
«Ti piace… essere guardata così?»
Roberta abbassò lo sguardo un momento, poi lo rialzò. «Dipende da chi guarda.»
Fabio si avvicinò. La sua mano posò sulla coscia di lei, sopra la gonna. Roberta non si mosse. Solo un respiro più lungo.
«Se mi fermo, dillo», mormorò lui.
Lei non disse niente. Solo inclinò leggermente il corpo verso di lui.
Alex si alzò, si mise alle sue spalle. Le mani scesero sulle spalle di Roberta, scivolarono lungo le braccia. Lei chiuse gli occhi.
Fabio le sollevò la gonna con lentezza. Le dita di Fabio la sfiorarono attraverso il tessuto. Roberta emise un suono basso, quasi una protesta che si spegneva subito.
«Dillo se vuoi che smettiamo», ripetè Alex all’orecchio di lei, le labbra che sfioravano il lobo.
Roberta girò la testa. «Non lo sto dicendo, per ora.»
Alex la guidò verso la camera. Fabio la seguì. Roberta si fermò vicino al letto, si girò verso di loro e, con un gesto deliberato, si sfilò il body. Il seno, piccolo e sodo, era il risultato di un percorso lungo. Sotto, tra le cosce, c’era ancora il suo sesso maschile, semi-eretto, ma lei stava in piedi con le gambe leggermente divaricate, le spalle indietro, lo sguardo fermo. Femminile. Desiderabile.
Alex si inginocchiò. Le prese le anche. La bocca di lui scese lungo il ventre, poi più in basso. Fabio le baciò il collo, le mani che le stringevano i seni, i pollici che giocavano con i capezzoli già duri.
Roberta gemette quando la bocca di Alex trovò il suo sesso. Si lasciò andare all’indietro, contro il petto di Fabio. Le gambe le tremavano. Fabio le tenne su, le mani forti sotto le cosce, mentre Alex la leccava con devozione. Roberta si mosse contro la sua bocca, i fianchi che ondulavano, i suoni che le uscivano dalla gola sempre più alti.
Quando Fabio la stese sul letto, lei aprì le gambe senza esitazione. Alex le entrò per primo, lento, guardandola negli occhi. Roberta lo accolse, le unghie che gli graffiavano la schiena. Fabio si mise al suo fianco, le offrì il cazzo. Lei lo prese in bocca con naturalezza, le labbra rosse che si chiudevano intorno a lui mentre Alex la scopava con movimenti profondi.
Si alternarono. A un certo punto Roberta era a quattro zampe, Fabio dentro di lei da dietro, Alex che le teneva i capelli e le faceva prendere il suo cazzo in gola. Lei si muoveva tra i due, i gemiti soffocati e la pelle lucida di sudore.
Ogni volta che Fabio le entrava fino in fondo, Roberta emetteva un gemito soffocato intorno al cazzo di Alex. Il cazzo di Roberta dondolava tra le cosce, lasciando una scia di liquido pre-sborra sul lenzuolo.
«Più forte», riuscì a dire, la voce roca.
Fabio obbedì. Le mani le strinsero più forte le anche, le dita che le aprivano le natiche per entrare ancora più a fondo. Il suo cazzo le sfregava proprio su quel punto che le faceva vedere le stelle. Roberta iniziò a tremare. Le cosce le si contrassero, la schiena si inarcò ancora di più mentre il seno piccolo e sodo oscillava a ogni spinta.
«Cazzo… cazzo…»
Alex le afferrò i capelli e le fece alzare la testa, guardandola negli occhi mentre lei ansimava a bocca aperta.
«Sto… sto per venire», gemette Roberta, la voce rotta.
Roberta venne con un lungo sospiro che si trasformò in gemito, l’ano che si contraeva intorno a Fabio.
Il suo sesso pulsò una volta, due, tre. Poi getto denso e cremoso le uscì dal cazzo senza che nessuno lo toccasse, schizzando sul lenzuolo e sulle sue stesse cosce. Il buco del culo le si strinse intorno al cazzo di Fabio, a ondate ritmiche, quasi a volerlo mungere. Roberta emise un suono lungo e gutturale, il viso premuto contro il materasso, i capelli sparsi, il corpo intero scosso da spasmi violenti.
Fabio continuò a scoparla attraverso l’orgasmo, lento e profondo, assaporando ogni contrazione. Solo quando i tremiti di lei cominciarono a calmarsi, si fermò completamente dentro di lei, respirando pesante.
Poco dopo Fabio uscì e si sporse sopra di lei, il cazzo a pochi centimetri dal suo viso. Il primo schizzo le colpì la fronte e i capelli, il secondo le finì dritto in bocca aperta. Roberta lo accettò senza chiudere gli occhi, con la lingua che si muoveva per raccogliere tutto ciò che poteva.
Alex seguì poco dopo. Un gemito basso gli uscì dalla gola mentre il cazzo pulsava tra le sue dita. Il primo getto bianco e denso schizzò dritto sulla guancia di Roberta, scivolò lungo la mascella e le finì sulla labbra inferiori. Il secondo colpì il seno sinistro, spesso, caldo, e le scese lentamente verso il capezzolo. Il terzo e il quarto le coprirono il collo e la clavicola.
Roberta restò immobile per un lungo minuto, il viso e il petto lucidi di sborra. Due filetti le scorrevano dalle labbra lungo il mento. Con un gesto lento e deliberato portò due dita sulla guancia, raccolse un po’ di liquido e se lo portò alla bocca, succhiandole mentre li guardava entrambi.
«Non pensavo… che sarebbe andata così», mormorò.
Alex le accarezzò la guancia. «Noi sì. Da quando ti abbiamo vista.»
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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